lunedì 5 novembre 2012

Storia delle religioni in Val d'Ossola: Il periodo milanese, e L'influenza della diocesi di Milano su tutta l'Italia settentrionale

http://pqlascintilla.ilcannocchiale.it/2012/11/05/il_periodo_milanese_storia_del.html

05/11/2012 * CULTURA



Il periodo milanese (storia delle religioni in Val d'Ossola)

Il secondo articolo di Enrico Meyer, datato 5 maggio 1980, sulla “Storia delle religioni in Val d’Ossola”, avrebbe dovuto uscire sul n° 6 de “la scintilla” – la rivista del circolo culturale “Pier Paolo Pasolini” – che però interruppe prima le pubblicazioni. 
Si trattava di un’ampia e circostanziata rivisitazione delle vicende religiose (e politiche) che interessarono l’area milanese, quindi anche novarese,  culminate con l’elezione – peraltro problematica e discussa – del vescovo Ambrogio il 7 dicembre dell’anno 374. Da esse ben si comprende, con un certo malessere intellettuale, quanto gli intrecci fra il potere della chiesa cattolica e il potere politico-amministrativo condizionarono già da allora e nei secoli a venire , e peraltro ancora oggi pur con le dovute distinzioni e differenze, la vita quotidiana di una popolazione quasi in toto sottoposta all’influenza accettata o subita (come ben precisava anche Enrico Meyer nel suo primo articolo che precede il presente) di entrambe queste “entità”, a volte alleate, spesso in lotta fra loro.
Riportiamo dunque di seguito il testo di Meyer, esprimendo nel contempo il forte rammarico per il fatto che questo suo interessante e documentato studio, per una serie di ragioni, non abbia potuto essere portato a compimento e ciò a grave discapito di studiosi e appassionati dell’argomento, nonché di tutti coloro i quali sono interessati alle “verità” storiche umane.
Giorgio Quaglia


           L'influenza della diocesi di Milano 
           su tutta l'Italia settentrionale

Può sembrare strano iniziare questi appunti partendo da Milano ma ciò non deve sorprendere. Nei primi tempi del cristianesimo i territori romani dell’Italia settentrionale facevano capo, nella loro quasi totalità, a questa città. E fra queste terre c’erano quelle del novarese e dell’Ossola che dipesero da Milano anche dal lato religioso. Il cristianesimo si diede molto presto un’organizzazione, ricalcando lo schema romano di cui conserva ancora oggi il nome di “diocesi”, ossia “amministrazione”, che indicava determinate circoscrizioni amministrative.
Alla testa di ogni diocesi fu posto un vescovo e si sostenne per lungo tempo che il primo ad essere insignito di questa carica fosse san Barnaba. Appare nel Nuovo Testamento (Atti IV-36.37): “Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (il che, interpretato, vuol dire: figliuolo di consolazione), levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette e portò i denari e li mise ai piedi degli apostoli”. Gli Atti ci parlano ancora dei suoi viaggi e del suo diverbio con Paolo ma buona parte della sua vita fu “ricostruita” alcuni secoli dopo. Fu così che queste leggende tramandarono un Barnaba che avrebbe evangelizzato per primo l’Italia settentrionale ed avrebbe fondato la chiesa di Milano di cui sarebbe stato il primo vescovo.
Come tale viene ancora citato nel 1615, nella “Historia Eccl. Mediolanem. Caroli Episcopi Novarien” – liber primus, cintinet …vitas XI priorum Archiepiscoporum”. Oggi tuttavia non si osa più sostenere questa tesi e la cronologia ufficiale dei primi vescovi milanesi, dai quali dipendevano i cristiani ossolani di allora, si presenta come segue:
1) sant’Anatolone (o Anatolio) – secolo II; nato in Grecia, dove fu battezzato ed istruito, venne successivamente in Italia; sarebbe morto a Brescia dove si era trasferito.
2) san Caio – secolo III; lui vescovo furono martirizzati sal Vitale e santa Valeria nonché i loro due figli Gervasio e Protasio; san Caio è spolto nel duomo di Milano.
3) san Castriziano – secolo III; la sede vescovile di Milano rimane vacante dodici anni prima che egli fosse eletto vescovo; le sue spoglie si trovano nella chiesa di san Giovanni “in conca”.
4) san Calimero - III; dalla Grecia fuggì a Roma presso papa Telesforo e quindi a Milano dove fu accolto da san Castriziano fra il suo clero. Gli atti ( 11esimo- 12 esimo secolo) del suo martirio, nonché i racconti sulla sua vita, non sono molto attendibili; per ordine del cardinale Federico Borromeo il suo corpo riposa sotto la mensa dell’altare maggiore dal 1609.
5) san Mona - secolo III; resse la diocesi per 59 anni e morì il 25 marzo 310; san Carlo Borromeo volle che il suo corpo fosse traslato nella basilica metropolitana (6 febbraio 1576).
6) san Mirocle – secolo IV; intervenne al concilio di Roma in cui vennero condannati i donatisti; norì nel 316 (?).
7) san Materno – secolo IV; visse ai tempi dell’imperatore Massimiliano Erculeo e fu vescovo di Milano dal 316 al 328 (?); in quegli anni furono martirizzati molti cristiani fra i quali san Vittore; fu poi sepolto in sant’Ambrogio e la sua testa si trova nel duomo di Milano.
8) san Protaso – secolo IV; fu vescovo dal 328 al 343 (?); prima del concilio di Sardica (347) egli aveva accolto Atanasio, accusato dagli ariani; egli partecipò anche al concilio di Milano che condannò per la prima volta Fotino e le sue eresie.
9) san Eustorgio I° - secolo IV; fu prefetto di Milano prima di essere eletto vescovo nel 343 e rimase in carica fino al 349 (?); altri dicono fino al 355; si narra che ricevette dall’imperatore i corpi dei Re Magi che egli trasferì nella chiesa a lui intestata in un secondo tempo; queste reliquie sarebbero state sottratte dall’imperatore Federico Barbarossa per farne dono alla cattedrale di Colonia.
10) san Dionigi – secolo IV; è considerato il primo vescovo di Pavia; nel 349 (per altri 351) fu eletto vescovo di Milano; lottò contro gli ariani ma fu sopraffatto e dovette prendere la via dell’esilio; morì a Cappadaccio verso il 360.
11) san Aussenzio – secolo IV; si può definirlo l’antivescovo della diocesi milanese che egli resse dal 355, dopo l’esilio di san Dionigi, fino alla morte di questi (360 ?) e successivamente fino al 374.
12) sant’ Ambrogio – secolo IV; era nato in Germania a Treirri verso il 333-340 e la sua famiglia apparteneva all’alta società romana; la protezione del prefetto al pretorio Sesto Petronio Probo, gli procurò nel 370 la nomina a governatore della Liguria e dell’Emilia, con residenza a Milano. Alla morte di Aussenzio ariani e non tornarono ad affrontarsi, non riuscendo ad accordarsi sulla scelta dl nuovo vescovo; la tradizione vuole che sia stato un bambino non ancora in grado di parlare a gridare “sia Ambrogio il nostro vescovo!” e la leggenda fu ripresa in un inno ambrosiano in onore di questo santo: “Infans locutus Insubrum Ambrosio fert insulam”.
Molte leggende hanno già fatto il loro tmpo e molte altre dovranno ancora cadere in un futuro più o meno prossimo. Bisognerà naturalmente ricercare, sulla base di dati certi, la spiegazione di alcuni fatti, come l’elezione di AQmbrogio a vescovo, che si deve riconoscere assai strana. Ambrogio infatti non era nemmeno cristiano! Lo si dice catecumene, per qualcuno non era nemmeno tale. Di sicuro si sa soltanto che, dopo la sua accettazione, egli venne battezzato, cresimato, ordinato sacerdote e, il 7 dicembre 374, consacrato vescovo. Tutto questo nello spazio di pochi giorni!
Sarebbe interessante ricercare le ragioni e della scelta da parte dei cristiani e dell’accettazione da parte di Ambrogio. Si può capire con una certa facilità che i cristiani milanesi, dopo tre secoli di evangelizzazione, si trovavano divisi e logorati dalle lotte intestine. L’accordo era possibile solo sul nome di un uomo neutrale, fuori dalla mischia e lo trovarono…fuori dalla comunità. Ma perché egli accettò? E’ possibile che la situazione fosse tanto grave da minacciare, come si direbbe oggi, l’ordine pubblico, così da preoccupare il funzionario imperiale. Forse Ambrogio credette di rendere un servigio all’impero riunendo nelle sue mani le cariche di governatore e di vescovo, ben lungi dall’immaginare che ciò stava per avvenire…a vantaggio dlla chiesa romana! E’ possibile anche che Ambrogio, mente eccezionale, avesse avvertito il prossimo crollo dell’impero, il crescente potere della nuova religione, e l’opportunità, mista ad una certa vanità, di schierarsi dalla parte dl più forte. La sua “neutralità” durò quattro anni. Nel 378 infatti egli entrò nuovamente e decisamente nella vita pubblica, schierandosi apertamente a favore della chiesa romana, contro gli ariani che perseguitò e contro l’imperatore che fece diverse concessioni: rinuncia al titolo di “Massimo Pontefice”, soppressione delle ultime testimonianze dei vecchi culti romani e richiamo dei vescovi cattolici esiliati dall’imperatore Valente. Nel 388 Ambrogio si scagliò contro l’ordine impartito dall’imperatore al vescovo di Callinico di ricostruire la sinagoga del luogo che era stata distrutta dai cristiani. Molti anni prima egli aveva ottenuto dall’imperatore Graziano, per la prima volta, il riconoscimento della religione cattolica come “religione di stato”. Nonostante la sua intensa attività politica e religiosa egli si occupò assai della sua diocesi: introdusse l’uso dl canto nelle chiese, regolamentò i culti,  arricchì le festività di ricche cerimonie. Ambrogio insomma dette una impronta personale tutta sua alla chiesa milanese che da lui fu detta “chiesa ambrosiana”. Di questa vi sono ancora alcuni residui nella diocesi di Novara.
Ambrogio fu uno di più grandi vescovi milanesi, se non il più grande. Ma egli non era più il vescovo degli Ossolani. Nell’anno 349, infatti, dopo la morte di sant’ Eustorgio I, era stata creata la diocesi di Novara.
Prima di passare alla storia di questa è forse bene, tuttavia, dare uno sguardo alla regione di Milano che abbracciò probabilmente il cristianesimo sin dal primo secolo. La città divenne sede vescovile nel secondo secolo e la provincia ecclesiastica che vi faceva era vastissima e di gran lunga più importante di oggi. A sud essa comprendeva persino Bologna. Ad essa, inoltre, si richiamavano numerose diocesi “suffraganee”, create a mano a mano che il cristianesimo estendeva la sua influenza ed il suo potere. Fra queste dobbiamo citare: Bergamo, Brescia e Como, Cremona, Lodi, Tortona ne Vigevano, Torino, Alessandria, Asti, Acqui, Casale, Novara e Vercelli, Genova, Savona e Ventimiglia.
Col tempo tre sedi vescovili vennero innalzate alla dignità arcivescovile e quindi rese autonome: Genova, nel 1133, Torino, nel 1515, e Vercelli, nel 1817. A queste nuove sedi arcivescovili vennero riallacciate alcune sedi vescovili già “suffraganee” di Milano. Rimasero alla metropoli lombarda Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi. Successivamente vennero acquistate le sedi vescovili di Pavia, che dipendeva direttamente dalla Santa sede, di Como, che dipendeva da Aquileia, di Mantova, che dipendeva da Ravenna, e di Crema, che era sotto l’arcivescovado di Bologna.
Prima del 1855 la provincia ecclesiastica milanese comprendeva anche 57 parrocchie del territorio svizzero che furono consegnate ad un amministratore apostolico, unitamente a quelle che dipendevano dalla diocesi di Como, affidate all’ordinario (ossia al vescovo) di Basilea.
Attualmente la provincia ecclesiastica di Milano, dopo il concordato con la Francia (1801) e la restaurazione dl governo austriaco (1818) comprende le seguenti diocesi: Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova e Pavia.
Come noterà il lettore non vi troviamo più la diocesi di Novara. Questa, infatti, con decreto di Pio VII del 26.12.1817 venne tolta alla provincia ecclesiastica milanese e divenne “suffraganea” dlla sede arcivescovile di Vercelli.

Enrico Meyer                                                                

Legenda immagini (dall'alto in basso):

Duomo di Milano;
Sant'Ambrogio;

Esempi di romanico in Val d'Ossola

Chiesa di san Bartolomeo a Villadossola;
Chiesa di san Martino a Masera;
Chiesa di san Rocco a Premia;
Chiesa di santa Maria Assunta a Montecrestese.     

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