lunedì 26 novembre 2012

Provincia Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte, destinata a scomparire nonostante sia costituita al 98% da comunità montane


http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/province_riordino_decreto/notizie/234067.shtml

26/11/2012, 09:18

di Barbara Corrao

Riordino Province, decreto in panne guerra di veti per ostacolare i tagli

Modifiche a raffica per difendere Frosinone contro Latina, ostacoli anche sull'unione di Pisa con Livorno, Massa e Lucca


Mappa riordino province:
http://www.ilmessaggero.it/aprifoto.php?id=234067


ROMA La richiesta di deroga, la più clamorosa, è quella che riguarda «le città che hanno torri pendenti». E quali mai possono essere tutte queste città dalle torri che pendono? Ma una sola, è ovvio: Pisa.Si stringe il cerchio sul riordino delle Province e cresce, soprattutto dentro ma anche fuori dal Parlamento, la resistenza al decreto che riduce il numero di questi enti territoriali da 86 a 51, modifica la mappa delle città capoluogo, trasforma 10 delle nuove province in città metropolitane (tra cui Roma, Milano, Napoli e Reggio Calabria) e fa decadere tra poco più d’un mese, dal 1°gennaio 2013, le giunte interessate che altrimenti scadrebbero a metà 2014. Se poi consideriamo che questa è solo una parte della riforma perché l’altra, più sostanziosa, riguarda il riordino di tutti gli uffici territoriali dello Stato, dai provveditorati alle prefetture, che sono organizzati per l’appunto su base provinciale si capisce qual è la posta in gioco.

ESENZIONE CERCASI
Il decreto province ha scatenato antiche rivalità, campanilismi medievali tornati a galla, spudorati ma anche comici tutto sommato. È riaffiorata un’Italia da Don Camillo e Peppone che non ha più la faccia buona dell’eroe di Guareschi e si è purtroppo macchiata di una montagna di sprechi. Amministratori locali e parlamentari stanno giocando al ribasso e persino il presidente della Camera Gianfranco Fini ora dice che «la riduzione delle Province è davvero molto a rischio». E che per scongiurarla, forse non basterà tenere aperta la Camera anche tra Natale e Capodanno. Il decreto infatti scade il 6 gennaio e il termine per gli emendamenti in commissione, al Senato, scade lunedì 3 dicembre. Finora la discussione non è nemmeno entrata nel merito e ci si è bloccati sulla pregiudiziale di costituzionalità. «Siamo arrivati a richieste di deroga incredibili», ha twittato il ministro Patroni Griffi giovedì scorso, quando la conferenza Stato-Regioni ha presentato le più fantasiose richieste.

Negli ultimi mesi, sono stati proposti, nell’ordine: la deroga dalla nuova geografia provinciale per tutti i siti protetti dall’Unesco e, guarda caso, Matera (perde la provincia in favore di Potenza) è uno di questi; una specifica deroga per Treviso in quanto non raggiunge il requisito minimo di superficie (2.500 chilometri quadrati) perché gliene mancano «appena» 47. E poi ancora, l’esenzione dalla riforma degli agglomerati costituiti al 98% da comunità montane, il che corrisponde all’identikit della provincia di Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, anche questa destinata a scomparire.

Il massimo è stato, però, la maxi-deroga invocata per tutte le 59 province esistenti al momento dell’Unità d’Italia. Spirito risorgimentale? No, semplicemente così si salvavano molti più enti. Al senatore pidiellino Antonio D’Alì viene infine attribuita la paternità della proposta di includere, nel computo della superficie minima necessaria per la salvezza, anche gli specchi d’acqua davanti e dietro le città e le aree lagunari come quelle che caratterizzano Trapani, la sua città.

LA PREGIUDIZIALE
A Palazzo Madama il testo del decreto Patroni Griffi è arrivato il 6 novembre. Ma fino al 21 si è incagliato sulle pregiudiziale di costituzionalità avanzata dal senatore Oreste Tofani (Pdl), subito appoggiata da Roberto Calderoli della Lega Nord. Da ricordare che il programma politico del Pdl aveva tra i suoi pilastri la soppressione tout court di tutte le Province. Ora, dopo un’ampia argomentazione giuridica sui profili costituzionali (peraltro già chiariti nel corso del lunghissimo dibattito precedente), emerge che la preoccupazione per il dettato costituzionale passa attraverso il nodo dell’accorpamento delle province di Frosinone (in cui risiede Tofani) e Latina, soprattutto perché «sopprime il rango di capoluogo di provincia» di una delle due città (Frosinone, che da sola avrebbe potuto soddisfare i requisiti di superficie e abitanti) a beneficio di Latina che ha una popolazione residente più ampia. E così, il relatore Pdl Filippo Saltamartini pone il problema di Lazio e Calabria, Egidio Digilio (Terzo Polo:Api-Fli) quello della Basilicata, mentre il relatore Pd Enzo Bianco suggerisce, il 13 novembre, di avviare un ciclo di audizioni che certo non farebbe guadagnare tempo dopo che il parlamento ha già abbondantemente dibattuto su tutta la materia.

I NODI
Non si tratta solo di combattere per la propria circoscrizione elettorale o di difendere genericamente il campanile. I resoconti parlamentari illuminano sul fatto che i senatori si preoccupano soprattutto dei tagli che deriverebbero dalla riorganizzazione degli uffici provinciali dello Stato. Tofani butta lì una valutazione di 56.000 esuberi quando più realistiche proiezioni su un campione di 6 province, prospettano al massimo 5.500 esuberi nelle funzioni di staff.
I veri punti critici sono due: la decadenza degli organi in carica (dal 1° gennaio) e la fine delle elezioni con la trasformazione delle province in organismi di secondo livello; e naturalmente la questione dei capoluoghi. Su entrambi i punti il governo ha offerto la sua disponibilità chiedendo in cambio «soluzioni equilibrate e coerenti».

GLI SPRECHI
Anche l’Upi (Unione delle Province italiane) ha presentato le sue richieste di emendamento, tra le quali l’elezione diretta dei consigli provinciali. Inoltre con i tagli delle varie manovre, solo 21 enti nel 2013 sarebbero in grado di rispettare l’equilibrio di bilancio, con una stima di disavanzo di 300 milioni. Solo 10 sarebbero in grado di garantire il Patto di stabilità interno con uno sforamento presunto di 690 milioni.
Strano però che nessuno richiami le spese esorbitanti che un esercito di amministratori (1.700) possono permettersi grazie a rimborsi generosi a piè di lista. Alcuni sono finiti sotto inchiesta come il presidente della provincia d’Agrigento accusato di aver fatto piantare 40 palme a casa sua a spese dell’ente. Per non parlare dei 177 mila euro di rimborsi viaggi, in un anno, della giunta Muraro a Treviso. Sono pari a 8 mila euro al mese le spese per rimborsi della Provincia di Frosinone. C’è anche chi spende di più. E poi si parla di tagliare i servizi.

Nessun commento:

Posta un commento