sabato 3 novembre 2012

Doveva essere una macroprovincia o miniregione dei laghi prealpini, avrebbe dovuto accorpare i territori di Varese, Como, Lecco, Verbano Cusio Ossola, Novara e Sondrio

http://www.prealpina.it/editoriale/2012/11/3/lega-in-retromarcia/2346395/2011588/

03 novembre 2012

Diego Garzone

Lega in retromarcia

All'inizio doveva essere una sorta di macroprovincia - o di miniregione, poco cambia - dei laghi prealpini, che avrebbe dovuto accorpare i territori di Varese, Como, Lecco, Verbano Cusio Ossola, Novara e Sondrio.

Perse le appendici piemontesi e l'enclave alpina di Sondrio, oggettivamente meno facilmente integrabili, la provincia dei laghi, tutta lombarda, è rimasta. "Benedetta" dal Carroccio sia all'interno del Cal, sia in Regione Lombardia. Come leghista è il copyright della proposta originale, recante addirittura la firma del segretario federale Roberto Maroni. Che vaticinava la nascita di «un territorio a statuto autonomo come quello di Trento, che abbia sullo sfondo la questione settentrionale e ne affronti i contenuti …Una provincia interregionale, un'aggregazione di circa 10 mila chilometri quadrati di territorio, con più di 2 milioni di abitanti, con un Pil di 75 miliardi e con un gettito di 43 miliardi di tasse. Insomma, una super-provincia la cui omogeneità verrebbe contrassegnata dai laghi». Così parlò Maroni negli ultimi, assolati giorni dello scorso agosto: una proposta che - nonostante la palese incongruità con l'attuale ordinamento delle autonomie locali e con le norme che regolano i processi di aggregazione territoriale - raccolse immediatamente il plauso dei vertici padani. Tanto da far confidare a Roberto Cota, governatore del Piemonte: «Il segretario me ne aveva parlato (della proposta, ndr) e l'avevo condivisa con lui. Riunisce province omogenee, che hanno le stesse caratteristiche e che in parte stanno lavorando insieme molto bene con la Regio Insubrica. Nelle prossime settimane definiremo una proposta di legge costituzionale per creare un percorso ad hoc: la Provincia sarà unica e autonoma, le Regioni però manterranno la giurisdizione sui loro territori». Della proposta di legge costituzionale s'è persa ogni traccia, in compenso l'aggregazione Varese-Como-Lecco è passata, senza che il Carroccio erigesse barricate, sia al vaglio del Cal, sia al successivo esame della Regione. Coglie un po' di sorpresa, dunque, il pubblico disconoscimento di paternità che andrà in scena oggi e domani, nel centro di Varese, da parte della Lega, che scende in piazza per contestare il progetto di riordino contenuto nel decreto legge predisposto dal governo Monti e per «difendere la Provincia di Varese». Insomma, i laghi varesini e comaschi stavano bene insieme solo se "miscelati" - come ingredienti d'un ardito cocktail geopolitico - ai ghiacciai di Sondrio e alle risaie novaresi, mentre, nella formulazione governativa (ma non solo) l'omogeneità lacuale esaltata da Maroni solo due mesi fa sembra all'improvviso venire meno. Che cosa è cambiato nel frattempo? Parecchio, nel nostro territorio ma soprattutto a livello nazionale. Allora, la mossa di Maroni poteva essere letta come una sorta di "arrocco" scacchistico, la creazione di un "ridotto prealpino" di stretta osservanza leghista che, grazie alla forza dei numeri snocciolati nell’occasione dal segretario, potesse condizionare equilibri e scelte politiche dell’intero Nord e, in prospettiva, a livello nazionale. Una fortezza dalla quale trattare, in posizione di forza, con l’ex azionista di riferimento (indebolito) d’una maggioranza messa in naftalina dall’avvento dei governo dei professori, ma che avrebbe potuto essere rispolverata, su basi diverse e con nuovi protagonisti, una volta archiviato il commissariamento della politica e restituita la parola agli elettori. A quegli stessi elettori ai quali, rispolverando la canottiera di bossiana memoria e cavalcando la delusione per la perduta autonomia amministrativa, la Lega cerca di infondere nuovo slancio combattivo. A costo di scendere in piazza contro se stessa.

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