giovedì 20 settembre 2012

La lunga calda estate della politica montana

http://www.montagnaonline.com/index.php/129-lettere-al-direttore.html


scoperto in data 20/09/2012

La lunga calda estate della politica montana

Gentile direttore,
quella appena trascorsa sarà forse ricordata come la lunga estate calda della politica montana.
Complice la sedimentazione dei provvedimenti governativi che in questi anni hanno colpito le terre alte, la fine dell’esperienza governativa del centro destra con la crisi della Lega Nord e le difficoltà dei partiti di massa, gli interventi di riordino provinciale e l’inevitabile campagna elettorale ormai alle porte, il territorio alpino italiano è stato oggetto in questi ultimi mesi di un fiorire spontaneo di iniziative politiche. Se partiamo da quelle “strutturate”, di certo la più articolata è quella che riporta a Lorenzo Dellai, presidente della Provincia Autonoma di Trento e leader dell’Unione per il Trentino. Lo start di Dellai è avvenuto a Chivasso lo scorso 9 giugno, quando si sono trovati a raccolta Upt, Alpe, di cui dirò fra poco, e il movimento ladino. Anche se al momento non ha coinvolto le due “corazzate” politiche dell’arco alpino, la SudTiroler Volks Partei e l’Union Valdotaine, l’intento di Dellai, peraltro salutato con favore qualche giorno fa anche da Enrico Letta a Vedrò, sembra preciso: costruire una credibile offerta politica alpina sulle ceneri della crisi della Seconda Repubblica. Ma il presidente trentino non è il solo ad aver alzato la bandiera della specificità alpina. Sotto lo stesso cappello, anche la Lega Nord del nuovo corso voluto da Roberto Maroni ha imbastito una linea di azione politica attorno alla questione della “macroregione alpina”, il patto tra le 27 regioni europee delle Alpi attraverso il quale orientare la programmazione 2014-2020 dell’Ue. E fin qui i partiti politici. Sullo sfondo, invece, la nascita di movimenti culturali che in molti casi non sono così diversi da veri e propri movimenti politici. E’ il caso dell’”Alpe”, la formazione nata da una costola dell’Unione Valdotaine alcuni anni fa e che registra la presenza di personaggi come l’ex presidente del Consiglio Regionale della Valle d’Aosta, Robert Louvin, l’ex presidente della Giunta Regionale e senatore Carlo Perrin e l’ex presidente dell’Uncem Valle d’Aosta Giuseppe Cerise. E non è tutto. A Belluno, coagulato attorno al disagio seguito al fallimento della proposta leghista di far diventare questo territorio provincia autonoma culminato addirittura nella soppressione dell’amministrazione provinciale, è nato il BARD-Belluno Autonoma Regione Dolomiti. Un movimento con tanto di tesseramento e referenti di vallata, che interviene nel dibattito locale come un vero e proprio partito politico. Se da Belluno si salta in Val Camonica la musica non cambia. Nella valle dei Camuni, infatti, agosto è stato il mese della fondazione ufficiale del “Movimento dei popoli Alpini di Valle Camonica”, realizzato con atto notarile a Ponte di Legno. Promotori dell’iniziativa il presidente della Comunità Montana e BIM di Valle Camonica Corrado Tomasi e portavoce del movimento, i sindaci Vittorio Marniga di Edolo, Mario Bezzi di Ponte di Legno, Oscar Panigada di Pisogne e Sando Farisoglio di Breno. Tema di lavoro “classico”: raggiungere obiettivi concreti con più autonomia nella gestione delle risorse del territorio. Tomasi non fa mistero di aver come chiaro riferimento il modello di sviluppo del Trentino, soprattutto per la questione della gestione delle grandi risorse del settore di sfruttamento idrico per la produzione di energia elettrica che in Valle Camonica, se gestito direttamente, rappresenterebbe fonte di maggior ricchezza. Echi che si risentono anche tra la Valtellina e le Orobie, dove l’ex presidente della provincia di Sondrio Enrico Dioli ha lanciato l’associazione “Valtellina nel futuro”, richiamando a raccolta numerosi sindaci delle aree montagne di Sondrio, Bergamo, Lecco e Brescia. E neanche il Piemonte è esente dalla fibrillazione che sembra aver colpito l’arco alpino. È il caso della Val d’Ossola, dove attorno al tema della fine della esperienza provinciale del Verbano Cusio Ossola si è coagulata nella Comunità Montana Valli dell’Ossola retta da Giovanni Francini (Pdl) una maggioranza inedita Pdl-Pd-Lega Nord che sotto lo slogan “Una Valle per 38 campanili” riecheggia in chiave moderna e piuttosto esplicita i contenuti dell’antica “Unione Ossolana per l’Autonomia-UOPA”, anche qui ancorandosi ai temi dell’acqua e dell’energia come elemento di coagulo territoriale. E ancora voglio citare il caso della recente “associazione Alte Terre”, fondata a San Damiano Macra, in Val Maira nel Cuneese e presieduta da Giorgio Alifredi, con l’ex presidente della Comunità Montana Val Maira Mariano Allocco in funzione di segretario. Anche in questo caso obiettivo principale è ribadire la centralità dell’uomo che vive le Alte Terre, sostenendo forme di autogoverno locali per l’amministrazione del territorio. Dove porterà tutta questa effervescenza alpina è presto per dirlo. Resta per ora al nord il grande movimento, a cui fa da contrappunto il silenzio degli Appennini.

Enrico Borghi Presidente Uncem



Nessun commento:

Posta un commento